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Che sia chiaro.

Non avrei dovuto essere così frettolosa
nel definire il decollo e l’atteraggio. Il distacco. La scoperta.
La resa alle sensazioni più sublimi di amore e smarrimento.

Avrei dovuto guardarmi poi dall’euforica consapevolezza
che tutto è evanescente. I pianti, i baci, lo sbraitare.
Senza orientamento, la strada si fa intrigante e scoscesa.

Ecco, che sia chiaro. Io non volevo lanciarmi.
Ma mi pareva la soluzione più rapida per raccogliere l’abbraccio della valle.
Ne ho goduto, è vero, numerose volte.
Ma lo slancio, la fretta, la velocità mi hanno riempito gli occhi di terra.

Non ho assaporato l’intensità della luce blu che si diffondeva al tramonto.
E ho stretto poche mani con il desiderio di annusarle.
La neve, non l’ho mangiata, né lanciata, né amata.

Ora che questo luogo è un luogo nuovo.
Che si chiama come me.
The epileptic reverie fatta persona.
Posso frenare questa corsa, questo tonfo,
questa vertigine paurosa fatta di accenti e interpretazioni.

Voglio procedere con la lentezza propria di un altro tempo.
Voglio deglutire ad ogni pausa del cielo che mi sormonterà.

Sono pronta. L., Andrò.

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Words: Elisa Cecilli
Soundtrack: ‘Insen’ by Alva Noto & Ryuichi Sakamoto