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Entries Tagged as 'Reading'

Che sia chiaro.

Non avrei dovuto essere così frettolosa
nel definire il decollo e l’atteraggio. Il distacco. La scoperta.
La resa alle sensazioni più sublimi di amore e smarrimento.

Avrei dovuto guardarmi poi dall’euforica consapevolezza
che tutto è evanescente. I pianti, i baci, lo sbraitare.
Senza orientamento, la strada si fa intrigante e scoscesa.

Ecco, che sia chiaro. Io non volevo lanciarmi.
Ma mi pareva la soluzione più rapida per raccogliere l’abbraccio della valle.
Ne ho goduto, è vero, numerose volte.
Ma lo slancio, la fretta, la velocità mi hanno riempito gli occhi di terra.

Non ho assaporato l’intensità della luce blu che si diffondeva al tramonto.
E ho stretto poche mani con il desiderio di annusarle.
La neve, non l’ho mangiata, né lanciata, né amata.

Ora che questo luogo è un luogo nuovo.
Che si chiama come me.
The epileptic reverie fatta persona.
Posso frenare questa corsa, questo tonfo,
questa vertigine paurosa fatta di accenti e interpretazioni.

Voglio procedere con la lentezza propria di un altro tempo.
Voglio deglutire ad ogni pausa del cielo che mi sormonterà.

Sono pronta. L., Andrò.

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Words: Elisa Cecilli
Soundtrack: ‘Insen’ by Alva Noto & Ryuichi Sakamoto

Mi stanno grattuggiando il cielo.

Ricordo i momenti d’incontinenza fotografica
per fermare ogni passaggio di spensieratezza.
Tanto che ora mi dico che tutto ciò è perso
e non lo riabbraccerò più.
Ma ho almeno immagini in cui sprofondare
e vissuti da immaginare.

Ora, invece, vado in giro con gli occhi chiusi e le unghie mangiate
perché anche il respiro mi fa venire fame.
Di gente che mi guarda e mi tocca.
Di occhi che s’intrecciano senza chiedersi scusa.

L’allontanamento, certo, ti regala l’anonimato.
E quella soglia elettrizzante tra essere tutto ed essere niente
mi spinge nella folla senza nome
per mettermi in fila per uno in attesa dell’autobus.

Chiudo ormai ogni orifizio
per non ricevere, né dare.
Tengo stretto il sapore del sale incrostato nei capelli
perché è l’unico che mi restituisce dignità.

Mi stanno grattugiando tutto il cielo, questi maledetti.
Cade giù giorno dopo giorno.
Vogliono finirlo, rubarmelo fino all’ultimo pezzetto,
che si deposita mortificato in terra.

Ed io, vigliacca, non ho fatto nulla per salvarlo.
Anzi, fingendo di non riconoscerlo,
ci cammino sopra con noncuranza
per convincermi che io qui, ci sono nata.

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Words: Elisa Cecilli
Soundtrack: ‘All things to all men’ by CInematic Orchestra

La Fontana Malata

My reading of “La fontana malata” by Aldo Palazzeschi

Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch…
E’ giù,
nel cortile,
la povera fontana
malata;

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DIARIO Roma 1950 / ローマ 日記1950

DIARIO Roma 1950

Adulto? Mai - mai, come l’esistenza
che non matura - resta sempre acerba
di splendido giorno in splendido giorno -
io non posso che restare fedele
alla stupenda monotonia del mistero.
Ecco perché, nella felicità,
non mi sono mai abbandonato - ecco
perché nell’ansia delle mie colpe
non ho mai provato un rimorso vero.
Pari, sempre pari con l’inespresso,
all’origine di quello che io sono.

(P.P.Pasolini)

DIARY ROMA 1950

Adult? Never - never, like the existence
that never ripen - being always green,
wonderful day by wonderful day -
I can only be loyal
to the wonderful monotony of the mystery.
So it is why, in the happiness,
i never let myself go - so it is
why in the anxiety of my sins
I have never felt a real regret.
Equal, always equal with the unspoken,
to the origin of what i am.

(P.P.Pasolini)

ローマ 日記1950

おとなだって? いや、とんでもない、
熟すことのない存在として、 いつまでも
青いままで、
日々のきらめきからきらめきへ ー
ぼくが信じているのは、ただ、
ひとすじにつづくうっとりする神秘だけ。
ね、だからぼくは、幸福に
身をまかせたことはない、だから、
たとえ罪の悩みのなかでも、
ほんとうに悔いにとらわれたこともない。
ぼくがぼくである、その根源の

表しえぬものと、ひたすら見合ったままで。
(ピエル•パオロ•パゾリーニ)

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Al mare / To the sea

words: me
soundtrack: I’ll read you a story by Colleen

“Mi prese per mano e disse, andiamo al mare. Andiamo al mare, risposi.
Sedemmo in silenzio sulla sabbia, occhi al mare, e il mare, nella notte senza vento, non smetteva di raccontarci le sue onde.
Silenzio dopo silenzio, le stelle ad una ad una si accesero e la brezza dal mare iniziò ad accarezzare i capelli con notizie di pescherecci e fari lontani e, silenzio dopo silenzio, finalmente i nostri pensieri smisero di tintinnare. E i nostri pensieri smisero di tintinnare.”

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He took my hand and said, let’s go to the sea. Let’s go to the sea, I said.
We sat in silence on the sand, eyes to the sea, and the sea, in the windless night, didn’t stop to tell its waves.
Silence after silence, stars lit up one by one and the breeze from the sea started to caress our hair with news from fishing boats and far away lighthouses and, silence after silence, finally our thoughts stopped to tinkle. And finally our thoughts stopped to tinkle.

anybody dares to read the english one? :P

PS. maybe i shouldnt use this song but i wrote this piece just on that. it’s not for lucrative aims, it’s ‘deteriored’ [i speak on it] and it’s just a piece, less than’ 50% of the whole song. obviously if i have to, i’ll take it off, just ask.

Genova non è

Hi all, :-) this is my reading of the poem “Genova non è” by Anna Castagnoli.

Anna is a very talented writer and illustrator, I suggest you take a look at some of her books and illustrations and at her wonderful blog!

Genova non è
come altre città
cattiva
in una chiusa di mura
o contrariamente
vasta
in pianure di brina
essa è
stanca
per la ferita sempreaperta
del mare

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Estate

Il clima afoso mi ha ispirato la lettura di un brano di Mario Luzi, tratto dal poema “Un mazzo di rose”.

This very hot summer inspired me to read a piece by Mario Luzi, drawn from the poem “A bouquet of roses.”

Siesta sotto il masso.
E’ estate. E’ lei,
sente, lo è,
erta, perdutamente. Le fonde,
dentro, nell’imo
il proprio istante.
Puro tutto cuoce,
carbonizza, flagra.
Ombra a picco, avara,
nuda terra crettata
Si sgretola, si polverizza.
Vampa, bocca di fornace,
non per annientare,
per rigenerare
vita dalla cenere.
E noi dentro quel fuoco
resine stillanti, oh
liberazione dalle scorze.

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